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09 gennaio

Il Teorema del Pappagallo

Domani mi accingo a iniziare lo studio della geometria in primo e tanto per fare una cosa originale ho dato loro da fare un compito per casa, una ricerca per rispondere a queste domande:
1) dove è nata la geometria?
2) perché, secondo te, è nata proprio lì?
3) chi sono, secondo te, i tre più importanti matematici dell'antichità e perché?


Detto questo mi sono ricordata anche di un libro molto bello che ho letto un po' di tempo fa.. e ve ne propongo un piccolo estratto:

Il Teorema del Pappagallo di Denis Guedj



“Signor Ruche, per quale motivo la matematica è nata in Grecia e non altrove, nel VI secolo avanti Cristo e non in qualche altra epoca?” Senza dubbio anche lui si era posto la stessa domanda, nel corso dei suoi studi, e poteva fornire risposte convincenti.
Dopo aver riflettuto per tutta la mattinata, trovò una risposta che lo soddisfece pienamente. La risposta consisteva in una sola frase: I greci adorano discutere.

“Talete, Pitagora, Ippaso di Metaponto, Ippocrate di Chio, Democrito, Teeteto, Archita di Taranto, chi sono in realtà? Che cosa fanno nella vita, qual è il loro posto nella società? Non sono né schiavi né funzionari di Stato, come i matematici-contabili babilonesi o egizi, che appartenevano alla casta degli scribi o dei sacerdoti e detenevano il monopolio della conoscenza e del calcolo. I pensatori greci non hanno conti da rendere a nessuna autorità. Non c’è un re o un sommo sacerdote che decida quale sarà la natura del loro lavoro e ponga dei limiti ai loro studi. I pensatori greci sono uomini liberi. Ma devono difendere il proprio punto di vista di fronte ai loro pari [...]

I filosofi, gli uomini politici e i giuristi greci eccellevano nell’arte della persuasione, ma nella pratica, per così dire, avevano dei limiti, giacché la persuasione non elimina del tutto il dubbio. I matematici sono arrivati quindi a esigere qualcosa di più della semplice persuasione: pretendevano che le loro asserzioni fossero inconfutabili [...]

Esigevano prove assolute: ecco in che senso i matematici greci si sono differenziati dagli altri praticanti della prova che esistevano ai loro tempi. E hanno compiuto un passo avanti rispetto ai loro predecessori babilonesi ed egizi proprio in quanto si sono rifiutati di accettare che l’intuizione da sola potesse legittimare verità matematiche, rifiutando altresì le prove numeriche. Io mi convinco di qualcosa perché la vedo e convinco te perché te la mostro: questa è la prova empirica, utilizzata sulle rive dell’Eufrate e del Nilo. I matematici greci, invece, si sono rifiutai di accontentarsi di questo tipo di prove materiali, e hanno preteso qualcosa di più: la dimostrazione [...]

Questa procedura si basa su alcuni princìpi semplici, ma che nessuno aveva mai pensato a formulare sino a quel momento. Tutto comincia con un divieto: Non è lecito affermare al contempo una tesi e il suo contrario. In altri termini, è impossibile che una certa asserzione e quella contraria siano vere entrambe. E’ il principio di non contraddizione, l’interdetto assoluto! Poi c’è un altro principio, che deriva dal precedente: Un’asserzione e quella contraria non possono essere entrambe false. Se una è falsa, l’altra deve essere vera. Non esistono altre possibilità. E’ il cosiddetto principio del terzo escluso. Et voilà, ecco in che modo i greci hanno compiuto un passo avanti: da mostrare a dimostrare.”

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